Dopo aver introdotto la Motivazione Scientifica e dopo aver spiegato la sua funzionalità, da oggi iniziamo ad analizzare, uno ad uno, i 16 bisogni fondamentali dell’essere umano e il primo che andiamo a vedere è il Bisogno di Ordine.

Ciascun bisogno può essere Forte, debole o medio.

La persona con un bisogno di Ordine forte ama pianificare, cerca approcci strutturati, cerca stabilità e appunto, ordine. Al contrario, una persona con Ordine debole non ama affatto l’ordine tanto che può sembrare caotica, è propensa ai cambiamenti ed ha una scarsa necessità di sicurezza. Chi ha invece questo bisogno nella media risulta essere “flessibile”: In base alle situazioni che vive, a volte abbraccerà un comportamento, a volte un altro.

Come abbiamo detto nel precedente articolo, l’analisi di un bisogno può essere applicata in qualsiasi settore: life, aziendale e sportivo. Vediamo dunque come il bisogno di Ordine incide nel calcio.

Il bisogno di Ordine nel calcio

Il mio passaggio non deve mai essere errato, è il mio primo comandamento: lì, la squadra è scoperta, e si possono generare pericoli per la nostra porta.

Sergio Busquets

Un giocatore con Ordine forte ha un’alta propensione agli schemi di gioco. E’ un giocatore che ha una “mentalità più strutturata”, che comprende al volo i dettami dell’allenatore perché intrinsecamente deve soddisfare questo bisogno. Reagisce con naturalezza ed efficacia a questo tipo di stimoli esterni. Tra i professionisti che potrebbero avere Ordine forte mi vengono in mente Fernandinho del Manchester City e Busquets del Barcellona, soprattutto lo spagnolo gioca con un ordine tattico impressionante, con semplicità e precisione.

Un giocatore con Ordine debole è invece il contrario, non ama il dettaglio, non ama gli schemi di gioco e, tra l’altro, se possiede anche un bisogno di Tranquillità debole, la probabilità di subire infortuni è più alta rispetto al normale. Un professionista che ha Ordine debole è Renè Higuita, il portiere della Colombia ai mondiali di Italia ’90. Lo ricordate? Gli attaccanti avversari se lo trovavano in pressing fuori dall’area, parava con la “tecnica dello scorpione” e gli piaceva giocare forse più con i piedi che con le mani. Un personaggio decisamente “fuori dagli schemi”.

Detto questo vi chiedo, cosa succede quando l’allenatore non conosce i bisogni fondamentali dei suoi giocatori?

Accade con tutta probabilità che i singoli atleti rendono meno di quanto potrebbero e di conseguenza la crescita del collettivo rallenta. Steven Reiss, il papà della Motivazione Scientifica, diceva: “Non ha senso provare a motivare un’altra persona facendo appello a valori che non gli appartengono”.

Conoscere le motivazioni intrinseche dei propri giocatori significa ottimizzare il lavoro settimanale in funzione della partita del week end e degli obiettivi stagionali.

Ecco perchè la Motivazione Scientifica è uno strumento molto efficace che porta al “risultato” nel calcio (Klopp docet) e in qualsiasi altro ambito della vita. Se vuoi conoscere con esattezza l’intensità del tuo Bisogno di Ordine e la mappatura di tutti gli altri, clicca qui sotto.