Estate 2003. Apro il giornale e leggo che il Manchester United, per sostituire David Beckham, ha acquistato un giovane 18enne portoghese di nome Cristiano Ronaldo.

Lo devo ammettere, al tempo mi domandai chi fosse e come poteva, il Manchester United, sostituire un simbolo come Beckham con un ragazzino. Poi ho capito il perchè…

Ronaldo fa il suo esordio in campionato in maglia United il 16 agosto del 2003, contro il Bolton, tra le mura amiche. Entra nella ripresa al posto di Nicky Butt e qualche attimo prima di mettere piede sul rettangolo verde, a bordo campo, il fenomeno di Madeira viene acclamato dalla folla, impaziente di vederlo all’opera. E lui? Beh, risponde con un ghigno, un sorrisetto, quello del predestinato. Da questo singolo particolare un osservatore attento avrebbe potuto capire tante cose su di lui e su quello che avrebbe fatto. Il resto è storia.

5 palloni d’oro, 4 Scarpe d’oro, 5 Champions League, 4 Mondiali per club, 2 Supercoppe europee, 1 Europeo e 1 Nations League con il Portogallo più innumerevoli altri trofei di squadra ed individuali per un totale di 119 premi. Ed è ancora in attività.

Ci vorrebbe un articolo a parte per elencare tutte le cose ha vinto. Questo ci fa capire che in Cristiano Ronaldo non c’è soltanto il talento straordinario ma c’è qualcosa di più. Quel qualcosa che lo ha sempre spinto a migliorarsi, a superare i suoi limiti, a battere qualsiasi record.

Qual è il suo segreto?

CR7 l’ha detto tempo fa durante un’intervista a France Football: “Prima di ogni altra cosa serve avere talento. Senza talento non si può fare molto. Poi, però, è fondamentale il lavoro. Il talento senza lavoro è inutile, niente cade dal cielo e io se non avessi lavorato così tanto non avrei mai raggiunto questi livelli”.

Un talento come Ronaldo, ovviamente, ne nasce 1 ogni 100 anni ma una cosa può accomunare tutti: il lavoro, che tradotto significa tanto impegno dentro al campo e, a mio avviso, tanto impegno anche fuori dal campo. Questo è il succo del messaggio di Ronaldo. E’ questo il segreto: capire come allenarsi, capire cosa vuole l’allenatore, capire come riposare (che è un’altra forma di allenamento), capire come si deve mangiare, aspetto che non deve essere mai sottovalutato quando si gareggia a livello agonistico. Capire che si è calciatori sempre, non solo quando si indossano gli scarpini.

Comprendere che è importante lavorare su se stessi e sulle proprie motivazioni, come ha fatto il portoghese. Dettaglio che gli ha permesso di restare sempre ai massimi livelli del calcio mondiale nonostante notorietà, soldi e belle donne. E’ il Kaizen fatto persona. E’ stato sempre così, dal quel primo giorno di Premier…

…Era l’estate 2003 e quel 18enne, a distanza di 17 anni è diventato Leggenda. E’ diventato un esempio.

Rubrica – Esempi di Kaizen: Cristiano Ronaldo
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Valerio Spadoni

Sono Valerio Spadoni, Talent Scout e Responsabile Area Scouting nel mondo del calcio, Profiler in Motivazione Scientifica e grande appassionato di Crescita Personale e delle filosofie Orientali. Mi piace viaggiare, ascoltare musica e leggere libri. Grazie al mio lavoro e alle mie passioni ho dato vita al blog Football Kaizen.

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