Era puntuale, serio e la domenica mi faceva vincere. C’era un patto con lui. Non mi piaceva che quando si andava in trasferta i tifosi invadevano l’albergo e lui non aveva un attimo di respiro. Un giorno gli dissi “Quando sei stanco di firmare autografi, ti tocchi la testa e io intervengo”. Ma lui non si toccava mai la testa e allora sbottai “Aho, ma non ce l’hai una testa?”. Lui mi rispose “Mister, come posso deludere gente che ha fatto centinaia di chilometri per incontrarmi?

Carlo Mazzone

Se hai già letto il mio articolo di benvenuto, sai che i miei primi ricordi calcistici, quelli che sono rimasti più impressi nella mia mente, solo legati anche al Signore che vedi nell’immagine sopra. E la foto richiama precisamente quell’evento, il Mondiale del 1994.

In quella calda estate, tra il mare della Sardegna e le sue spiagge (dove puntualmente giocavo a calcio) ho avuto il piacere di veder giocare quello che è, ad oggi, il calciatore italiano più forte di tutti i tempi. Roberto Baggio è stato il calcio: classe cristallina, rifinitore, goleador, trascinatore silenzioso.

Siamo tutti d’accordo che l’ex 10 della Nazionale faccia parte di quella piccola cerchia ristretta che si siede al tavolo dell’Olimpo del Calcio. Per banchettare lì, a mio avviso, non bastano i trofei vinti (2 scudetti, 1 coppa Uefa, 1 coppa Italia, 1 Fifa World Player e 1 Pallone d’Oro nel 1993), occorre avere anche altri requisiti come la professionalità e l’Essere prima uomo e poi calciatore. Titoli che Baggio possiede pienamente e che gli danno il diritto di custodire anche le chiavi dell’Olimpo del calcio.

Ultimamente Sky gli ha dedicato un intero week end, ha contattato ex calciatori e persone dello spettacolo per avere un parere, sentire una dichiarazione sul Divin Codino e, tra tutte, mi sono piaciute molto la parole di Paolo Bonolis: “Baggio è etereo. Il campione non si discute, ricordo il gol in Juve-Brescia con uno stop a seguire di una bellezza rara, che se ci provo io mi ritrovo al traumatologico per sei mesi. Ma la cosa che mi colpiva era la sua capacità di investire energia e rabbia nella partita, ma al contempo di stare un metro sopra i sentimenti, la sua delicatezza. Si vedeva più l’anima del corpo, e questa cosa mi ha sempre colpito tantissimo”. E i tifosi di tutto il mondo l’hanno amato proprio per questo. In lui c’era qualcosa che andava oltre l’atleta che calciava il pallone. Emanava qualcosa di spirituale ed è questo che lo ha reso un grandissimo.

Il mio invito a te lettore, soprattutto se sei un giovane calciatore, è quello di conoscere meglio Roberto Baggio. Leggi la sua autobiografia, guarda i documentari a lui dedicati perchè è un bellissimo esempio da seguire.

Per concludere questo articolo ti lascio con un suo virgolettato:

“Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole. La prima è passione. Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete. La seconda è gioia. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. È proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita. La terza è coraggio. È fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate. La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio. La quinta è sacrificio. Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà”.

Rubrica – Esempi di Kaizen: Roberto Baggio
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Valerio Spadoni

Sono Valerio Spadoni, Talent Scout e Responsabile Area Scouting nel mondo del calcio, Profiler in Motivazione Scientifica e grande appassionato di Crescita Personale e delle filosofie Orientali. Mi piace viaggiare, ascoltare musica e leggere libri. Grazie al mio lavoro e alle mie passioni ho dato vita al blog Football Kaizen.

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