“La perfezione! Cos’è esattamente la perfezione? E’ come una bolla. Puoi cercare di raggiungerla quanto ti pare, ma si paleserà solo di tanto in tanto. Ciò nonostante, il tuo dovere è farti trovare pronto quando succede, essere nel posto giusto e nel momento giusto”

Pep Guardiola

In ogni epoca calcistica c’è stato almeno un allenatore che ha saputo rivoluzionare il gioco, con nuove idee, chiare e ben definite. Possiamo ricordare Rinus Michels e l’Olanda del calcio totale, Arrigo Sacchi e il suo Milan, Marcelo Bielsa ai tempi del Newell’s Old Boys.

E Pep Guardiola, probabilmente oggi il più accreditato al titolo di “innovatore”. Ex centrocampista del Barcellona di Johan Cruijff e della nazionale spagnola, l’attuale allenatore del Manchester City è indiscutibilmente uno dei migliori allenatore al mondo.

In giacca e cravatta, anzi in maglioncino e sneakers, ha vinto tutto quello che c’era da vincere con il suo Barcellona, nel club dove è cresciuto partendo dalle giovanili. Poi, dopo un anno sabatico, ha scelto nel 2013 il bianco e il rosso della Baviera, il titano tedesco, il Bayern Monaco. Lì ha vinto tutti i trofei nazionali, un mondiale per club ed una supercoppa europea (quando ereditò la panchina di Heynckes vincitore della Champions), mancando la competizione per la quale era stato ingaggiato: la Champions League. E la storia, la stessa storia, si sta ripetendo al Manchester City dove dal 2016, Pep ha alzato al cielo “soltanto” due campionati inglesi, tre coppe di Lega, due Community Shield ed una coppa d’Inghilterra.

Al di là del momentaneo digiuno in Europa, che certamente non è da lui, una cosa va detta: Guardiola continua a cambiare il calcio e la sua filosofia di gioco è divertente e vincente.

Il calcio è evoluzione

“Riesci a vedere il potenziale di Lahm? Hai visto come prevede il prossimo passaggio? Hai visto come riesce a girarsi sul posto e proteggere palla? Può giocare sia in fascia che in mezzo al campo”.

Pep Guardiola

La percezione che ho sempre avuto di Guardiola è quella di un allenatore che va alla costante ricerca della novità. Una novità che porta al miglioramento. Anche quando le cose vanno bene, lui trova sempre il modo di inventare qualcosa di nuovo. Nel suo modo di allenare emerge una fortissima motivazione legata alla curiosità e alla bellezza. E’ uno che analizza e cura con sana ossessione il dettaglio. E’ un’esteta.

Ai tempi del Barcellona portò il Tiki-Taka alla perfezione. In quel periodo i blaugrana erano una squadra quasi invincibile con tanti giocatori forti (più tre alieni: Messi, Xavi e Iniesta). Precisione dei passaggi, squadra corta, distanze perfette, tante opzioni di gioco per il portatore di palla.

Ricordo quando si presentò una volta a Madrid, contro il Real, con Dani Alves esterno alto. Scelta tecnica in quel momento particolare ma che gli diede ragione. E quella volta in cui, verso la fine della sua esperienza al Barcellona, si presentò in campo con un 1-3-3-4? E’ un innovatore, uno che si spinge sempre oltre.

Rivoluzionò molto anche al Bayern: tra le tante ricordo Lahm riscoperto centrocampista centrale e i terzini (Alaba e Rafinha) che in possesso palla, una volta superata la fase di costruzione di gioco, si andavano a posizionare da interni di centrocampo per aumentare la densità nella mediana.“Voglio avere il 100% del possesso palla”, disse una volta ai giornalisti. Innovatore con un obiettivo chiaro.

Ora è al City, terza tappa del suo viaggio da allenatore e anche qui, sul versante celeste di Manchester, è molto evidente la sua impronta: possesso palla partendo dal basso, costante ricerca del gol, tanto movimento senza palla dei suoi giocatori offensivi, squadra corta e riconquista immediata. Altre sue invenzioni? Partite giocate con centrocampisti adattati nel ruolo di difensori centrali, Zinchenko esterno basso sinistro, lui che è un attaccante e De Bruyne, trasformato da ala a giocatore totale. Ha portato il belga ad essere uno dei giocatori più forti del mondo. Non so come la pensate voi, per me De Bruyne, ora, è un fuoriclasse.

Grazie Pep. Innovatore, esteta del calcio.

Rubrica – Esempi di Kaizen: Pep Guardiola
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Valerio Spadoni

Sono Valerio Spadoni, Talent Scout e Responsabile Area Scouting nel mondo del calcio, Profiler in Motivazione Scientifica e grande appassionato di Crescita Personale e delle filosofie Orientali. Mi piace viaggiare, ascoltare musica e leggere libri. Grazie al mio lavoro e alle mie passioni ho dato vita al blog Football Kaizen.

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