Quando le squadre all’inizio si allineano e si stringono la mano, dovrebbero già dargli il premio di uomo partita. Così può metterlo nello spogliatoio!

Noel Gallagher (Oasis)

Nell’articolo scritto nei giorni scorsi su Pep Guardiola, ho menzionato Kevin De Bruyne definendolo un giocatore che, con il tecnico spagnolo, ha raggiunto definitivamente la sua maturità calcistica, è diventato un “giocatore totale”, quello che in Inghilterra chiamano “Box to box midfielder”. L’ho definito un fuoriclasse.

Si perchè a mio avviso il fuoriclasse è quel tipo di giocatore che sa essere decisivo in tutte (o nella maggior parte) le partite che gioca, magari con un gol, un assist, con giocate importanti che contribuiscono alla vittoria della propria squadra.

Questa stagione, prima dello stop forzato per via del Covid-19, il belga ha giocato 26 partite in Premier League, segnando 8 gol conditi da 17 assist. In Champions League 5 partite giocate, 1 gol e 2 assist (1 gol e 1 assist contro il Real Madrid al Bernabeu). Numeri importanti per un centrocampista che abbina ottime doti atletiche a ottime capacità tecniche, senza dimenticare un’incredibile visione di gioco, notevoli capacità balistiche con piede forte e piede debole ed un’intelligenza tattica sopraffina.

Guardiola ci ha lavorato immediatamente, dal suo arrivo a Manchester nella stagione 2016-17. Ha capito il potenziale di De Bruyne, gli ha trasmesso il suo credo calcistico e l’ha plasmato. Stagione scorsa a parte, dove è stato ai box per un grave infortunio, l’ex Wolsburg ha dato spettacolo: 7 reti e 21 assist nel 2016-17, 12 reti e 21 assist nel 2017-18.

“Ho conosciuto i suoi genitori e ho capito tante cose di lui. Ho capito perché è un ragazzo fantastico”.

Pep Guardiola

Qualità calcistiche a parte, quello che mi colpisce di De Bruyne e che mi ha spinto a scriverne un articolo di questa rubrica, è l’ umiltà che trasmette dentro e fuori dal campo. E deve essere preso come esempio. Ritengo l’umiltà una di quelle qualità che in un giocatore non deve mai mancare, se vuole avere una crescita costante.

Ha dimostrato inoltre di saper prendere le decisioni giuste per far evolvere la sua carriera, segno di maturità. Ad esempio, quando ai tempi del Chelsea, poco più che 20enne, non riuscì ad imporsi alla corte di Mourinho. Forse troppo giovane e acerbo per la Premier, lui che veniva dal campionato belga e da una parentesi in prestito al Werder Brema. Così, senza perdere troppo tempo decise di cambiare aria, scelse di tornare in Germania, al Wolsburg, club certamente meno blasonato dei Blues. E lì avvenne la rinascita.

In Germania gli bastò una stagione per rilanciarsi, soltanto una: 16 gol e 28 assist in 51 partite, numeri che gli valsero la chiamata del City che lo acquistò per 74 milioni di euro. Probabilmente a Stamford Bridge si stanno ancora chiedendo come hanno fatto a perderlo in questo modo.

Oggi è una certezza del calcio mondiale e dei Citizens tant’è che, quando si allinea per stringere la mano agli avversari, probabilmente De Bruyne sa già che il premio di migliore in campo sarà suo.

Rubrica – Esempi di Kaizen: Kevin De Bruyne
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Valerio Spadoni

Sono Valerio Spadoni, Talent Scout e Responsabile Area Scouting nel mondo del calcio, Profiler in Motivazione Scientifica e grande appassionato di Crescita Personale e delle filosofie Orientali. Mi piace viaggiare, ascoltare musica e leggere libri. Grazie al mio lavoro e alle mie passioni ho dato vita al blog Football Kaizen.

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