Mai banale Max Allegri, l’altra sera ospite del programma Sky Calcio Club. Mai banale perchè anche se è lontano dalla panchina e dai riflettori da ormai due anni, riesce ad essere sempre attuale, al passo con i tempi, nonostante il calcio stia cambiando in tanti dei suoi aspetti.

Mai banale perchè in poche parole spiega per quale motivo non si può insegnare il mestiere dell’allenatore: “E’ un lavoro che non si spiega. Prima di tutto è un mestiere che si sdoppia: c’è l’allenatore dal lunedì al sabato e l’allenatore della domenica che non ha nulla a che vedere con l’altro. La partita è gestione dell’imprevisto, devi saper fare le sostituzioni, devi saper leggere le situazioni”.

E poi aggiunge una cosa interessante: “Un’altra cosa importante è la gestione delle risorse umane: il modo di parlare alla squadra, il modo di parlare al singolo giocatore, punire un giocatore o non punirlo. Questo non c’è scritto sui libri, lo trovi con l’esperienza”.

Vero, in parte. Perchè è giusto dire che si impara più con l’esperienza che attraverso un manuale ma è anche vero che esistono metodi che sostituiscono i libri e che aiutano nel percorso di un addetto ai lavori.

E soprattutto mai banale perchè, sempre in poche parole, coglie qual è oggi il punto debole del calcio italiano e da dove quest’ultimo dovrebbe ripartire: “Tutti ci dobbiamo rimboccare le maniche. Serve rimettere al centro del progetto il giocatore, e lavorarci. Così come tornare a lavorare nei settori giovanili, nella tecnica e tattica individuale”. Oggi i giocatori sembrano diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. L’allenatore è bravo quando vince e quando crea valore.

Creare valore, due parole, un concetto a me molto caro. Creare valore significa “piantare un seme per poi vederlo sbocciare”, significa trasmettere il proprio sapere per far crescere qualcun altro, significa portare qualcosa di positivo nel mondo, una cosa di cui abbiamo enormemente bisogno in questo periodo che stiamo vivendo, che si tratti di sport o che si tratti di vita.

Creare valore equivale ad insegnare non soltanto qualcosa di tecnico ad un giocatore, vuol dire anche lavorare sulla sua mente, affinchè i processi di maturazione tecnica e mentale possano confluire e andare nella stessa direzione. Già, perchè la sfera psicologica viene fin troppo spesso sottovalutata, a volte poco considerata. Invece parte tutto da lì. Serve rimettere il giocatore al centro di tutto e serve rimettere la mente al centro del giocatore.

Rubrica – Esempi di Kaizen: Il pensiero di Max Allegri (e non solo il suo)
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Valerio Spadoni

Sono Valerio Spadoni, Talent Scout e Responsabile Area Scouting nel mondo del calcio, Profiler in Motivazione Scientifica e grande appassionato di Crescita Personale e delle filosofie Orientali. Mi piace viaggiare, ascoltare musica e leggere libri. Grazie al mio lavoro e alle mie passioni ho dato vita al blog Football Kaizen.

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